7.1 Note sull’autore Melchior Lengyel

August 9th, 2010 § 0

Melchior Lengyel è nato in Ungheria nel 1880. Figlio di un fattore, crebbe in campagna, nella grande pianura orientale del paese – la Puszta – nelle aziende agricole, spesso molto isolate, in cui il padre era di volta in volta impiegato dai proprietari terrieri. I genitori, pur essendo poveri, riuscirono a mandare ciascuno dei cinque figli maschi a scuola a Miskolc, la cittadina più vicina, dove Melchior si diplomò alla scuola commerciale e ebbe la fortuna di avere un ottimo professore di letteratura. Dopo un tentativo di guadagnarsi da vivere scrivendo poesie e storie, si rassegnò a diventare contabile di una ditta di assicurazioni della città di Kassa, tenendo segrete le sue ambizioni letterarie.
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5. Bibliografia

August 6th, 2010 § 0

  • AA. VV., Dizionario dello spettacolo del ’900, a cura di F. Cappa – P. Gelli, Milano, Baldini & Castoldi, 2000.
  • AA.VV., Novecento. Catalogo dell’arte italiana dal Futurismo a Corrente, Milano, Mondadori, 1993, pp. 190 -191.
  • AA. VV., Storia della musica, Torino, Einaudi, 2002.
  • Riccardo ALLORTO, Nuova storia della musica, Milano, Ricordi, 1989.
  • Leo BLACK, Béla Bartók, The Wonderful Mandarin, vedi pref. partitura The Wonderful Mandarin, Pantomime in 1 act by Melchior Lengyel, Vienna – Londra, Philarmonia Partituren No.304, Universal Edition, 1955.
  • Antonio CASTRONUOVO, Bartók, Sannicandro Garganico (Fg), Gioiosa Editrice, 1995, pp. 13-123, 295-308.
  • Timothy DAY, in CD The Miraculous Mandarin. Music For Strings, Percussion And Celesta, Decca, 1997.
  • A. DELLA CORTE – G. PANNAIN, L’ottocento e il novecento in Storia della musica, vol. 3, Torino, UTET, 1944.
  • Armando GENTILUCCI, Guida all’ascolto della musica contemporanea, Milano, Feltrinelli, 1990.
  • Paul GRIFFITHS, Béla Bartók, The Miraculous Mandarin, concerto for orchesta, in CD 458841 Béla Bartók, The Miraculous Mandarin, concerto for orchesta, Decca, 2001.
  • Laboratorio Musica, Béla Bartók, il musicista, il didatta, il ricercatore, Milano, Ricordi, 1981, I quaderni di Laboratorio Musica, 1.
  • Vera LAMPERT – László SOMFAI, Béla Bartók, in AA. VV., Bartók Stravinsky, Milano, Casa Ricordi, 1995, pp. 13-84.
  • Pierrette MARI, Béla Bartók, Milano, SugarCo Edizioni, 1978.
  • Giacomo MANZONI, Guida all’ascolto della musica sinfonica, Milano, G. Feltrinelli Editore, 2000.
  • Massimo MILA, L’arte di Béla Bartók, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1996, pp. 60-65.
  • Aurelio MILLOSS, Il mandarino meraviglioso, in AA. VV., Teatro contemporaneo diretto da Mario Verdone, app. 7, Roma, Lucarini, 1989, pp. 35-36.
  • Mario VERDONE, Milloss e la drammatica della danza, in AA. VV., Teatro contemporaneo diretto da Mario Verdone, app. 7, Roma, Lucarini, 1989, pp. 1-5.
  • Alberto TESTA, Bartók nell’estetica del balletto moderno in generale e nell’opera di Millos in particolare, in “NRMI”, 2, 1981, Torino, ERI, pp. 227-240.

Chicago Symphony Orchestra – Beyond The Score – Miraculous Mandarin

July 30th, 2010 § 0

The Chicago Symphony Orchestra‘s critically acclaimed multimedia presentation of Bartok’s Miraculous Mandarin.

La Chicago Symphony Orchestra presenta il Mandarino Meraviglioso di Bartok.

  • Chicago Symphony Orchestra
  • Pierre Boulez, conductor
  • Gerard McBurney, presenter
  • Daniel Allard, actor

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3.4 Significato

July 26th, 2010 § 0

The Miraculous Mandarin - Warren Criswell

Il Mandarino è, fra i tre lavori teatrali di Bartók (Il castello di Barbablù e Il principe di legno sono gli altri due) il più eminente per contenuto artistico ed emozionale e il più sottile nel rappresentare la tragedia del mondo moderno. In tal senso il Mandarino si pone al termine della parabola tracciata dai precedenti lavori teatrali, ne ridiscute l’argomento dell’amore ed introduce il problema con cui l’autore aveva fatto i conti durante la guerra e col quale ancora si sarebbe scontrato negli anni dell’esilio: la città come immagine dell’invadente civiltà moderna in contrapposizione alla campagna come luogo della concreta civiltà contadina.1

Differentemente dai precedenti lavori teatrali, in questa opera i temi non sono avvolti dal mito o dalla favola, ma vengono presentati in tutta la loro cruda realtà sin dalle prime battute. Tempo (XX° secolo) e luogo (periferia di una grande metropoli) vengono specificati con precisione:

l’atmosfera alienante ed ostile della città agisce su vittime incolpevoli facendosi responsabile del vizio, dell’amore denaturato, della morte spirituale, in una prefigurazione del destino di massa i cui germi Bartók percepì già nell’immediato dopoguerra.2

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3.3 Forma e struttura

July 10th, 2010 § 0

La struttura è quella della suite, un susseguirsi di unità sceniche autonome legate fra loro dal collante di alcuni motivi tematici e delineante comunque un disegno simmetrico1; l’episodio centrale dell’inseguimento agisce da spartiacque fra i tre quadri iniziali degli adescamenti ed i successivi tre tentativi di omicidio. Allo stesso modo l’introduzione trova simmetria nell’episodio della morte del mandarino che conclude l’opera:

l’arco si chiude unendo il frastuono della città ai singulti della morte.2

Questo esempio di organizzazione formale articolata ma sostanzialmente palindromica è tipica della maturità dell’autore e trova riscontro anche in altre opere dello stesso periodo. » Continua a leggere «

3.2 Trama ed analisi della partitura

July 8th, 2010 § 0

La trama del balletto (immutata rispetto a quella della pantomima) è stata adattata dal testo originale di M. Lengyel per attuare una simmetria tra inizio (le tre danze di adescamento) e fine (i tre tentativi di omicidio) dell’opera con baricentro nella danza e inseguimento centrali: nel testo originale i tentativi di omicidio erano quattro. Per permettere di seguire gli eventi scenici più facilmente, nella partitura è stato inserito il testo relativo alle azioni compiute.

Alla musica compete un considerevole compito descrittivo, che si attua anche nella delineazione dei personaggi mediante melodie, armonie o ritmi. Non si può comunque parlare di leitmotiv, perchè

la concettualizzazione simbolica è talmente minuta da investire la singola nota e i rapporti che essa assume con altre note di abito simbolico diverso.1

Per questo soggetto moderno, Bartók fa un’illustrazione sonora più violenta, dalle dissonanze brutali e una ritmica suggerita dai rumori della città, con il fracasso insolito e grossolano dei quartieri malfamati. Si trattava quasi di una sfida per lui a rendere bene una musica capace di tradurre l’abiezione, in ogni caso il lato amorale, di un soggetto la cui scelta può sorprendere.2

L’orchestra è composta da piccolo, 2 flauti, 3 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani, batteria con sei pezzi, xilofono, celesta, arpa, pianoforte, organo, quintetto d’archi e un coro completo. » Continua a leggere «

3.1 Premessa all’analisi dell’opera

July 4th, 2010 § 0

Bartók era un uomo colto, pacato, educato, aperto alla natura e legato alla leggenda rustica, semplice ma non banale, dall’animo puro e innocente senza essere moralista (la parola scurrile, la barzelletta volgare gelavano sulle labbra del più impenitente mattacchione1); nel 1938 Serge Moreux resta colpito «dalla distinzione e dall’eleganza raffinata di quest’uomo di media statura, dal viso allungato, giovanile sotto una capigliatura bianca ed illuminato da uno sguardo azzurro e inquisitore. Dalla sua snellezza fisica, trasparivano una tranquillità alquanto melanconica, una tensione di arco teso irrigidito senza sforzo, e una riservatezza amabile si sprigionava da una cortesia rara ai nostri tempi».2
E’ lecito quindi porsi la questione sul perchè questo asceta laico3 si fosse imbattuto ed impuntato su un soggetto scabroso e scandaloso dall’esistenza scenica tanto difficile come il Mandarino. » Continua a leggere «

Foto d’estate

June 23rd, 2010 § 0

2.2 Il successo

June 14th, 2010 § 0

Nel 1942 il sovrintendente della Scala Carlo Gatti chiamò Milloss da Roma a Milano (dove già collaborava con il Teatro) per chiedergli: Visto nulla osta«Dal Minculpop è arrivato l’ordine di fare una stagione di opere contemporanee. Ha qualche idea?».1
Erano gli anni in cui circolavano le liste degli intellettuali rappresentanti dell’arte degenerata che dovevano essere boicottati nei paesi nazifascisti, ma Milloss non aveva dubbi su cosa proporre, e nessuno fece opposizione.

L’annuncio della rappresentazione a Milano de Il mandarino meraviglioso, il 12 ottobre 1942, suscitò le reazioni dei tedeschi, ma Mussolini quella volta fece di testa sua e autorizzò la rappresentazione del balletto.2

L’entusiasmo era alle stelle:

“[...] per la prima volta avevo potuto applicare le mie idee anche sulla coreografia. In più, questo accadeva per l’opera di un compositore, contemporaneo e mio connazionale, che era proibita nell’Ungheria semi-nazista di allora. E alla Scala!”3 » Continua a leggere «

2.1 L’incontro con Milloss

June 9th, 2010 § 0

I tentativi di portare in scena il Mandarino nella forma originaria, cioè come pantomima, fallirono tutti.

Ma avvenne un fatto che avrebbe risollevato le sorti dell’opera.
Nell’inverno a cavallo fra il 1936 e il 1937 Bartók incontrò a Budapest il coreografo e ballerino Aurelio Milloss1, probabilmente su invito di quest’ultimo:2

la conversazione si incentrò proprio sul Mandarino dalla cui musica Milloss si sentiva profondamente ispirato e attratto poiché desiderava interpretarla sia come danzatore che come realizzatore scenico.3

Milloss fece notare che l’accanimento della censura era da imputarsi alla pretesa immoralità del soggetto, ma che in realtà l’effetto moralmente ambiguo era da attribuirsi in fondo soltanto al sottotitolo che classificava il lavoro come una pantomima.4 » Continua a leggere «