Melchior Lengyel è nato in Ungheria nel 1880. Figlio di un fattore, crebbe in campagna, nella grande pianura orientale del paese – la Puszta – nelle aziende agricole, spesso molto isolate, in cui il padre era di volta in volta impiegato dai proprietari terrieri. I genitori, pur essendo poveri, riuscirono a mandare ciascuno dei cinque figli maschi a scuola a Miskolc, la cittadina più vicina, dove Melchior si diplomò alla scuola commerciale e ebbe la fortuna di avere un ottimo professore di letteratura. Dopo un tentativo di guadagnarsi da vivere scrivendo poesie e storie, si rassegnò a diventare contabile di una ditta di assicurazioni della città di Kassa, tenendo segrete le sue ambizioni letterarie.
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7.1 Note sull’autore Melchior Lengyel
August 9th, 2010 § 0
Chicago Symphony Orchestra – Beyond The Score – Miraculous Mandarin
July 30th, 2010 § 0
The Chicago Symphony Orchestra‘s critically acclaimed multimedia presentation of Bartok’s Miraculous Mandarin.
La Chicago Symphony Orchestra presenta il Mandarino Meraviglioso di Bartok.
- Chicago Symphony Orchestra
- Pierre Boulez, conductor
- Gerard McBurney, presenter
- Daniel Allard, actor
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3.3 Forma e struttura
July 10th, 2010 § 0
La struttura è quella della suite, un susseguirsi di unità sceniche autonome legate fra loro dal collante di alcuni motivi tematici e delineante comunque un disegno simmetrico1; l’episodio centrale dell’inseguimento agisce da spartiacque fra i tre quadri iniziali degli adescamenti ed i successivi tre tentativi di omicidio. Allo stesso modo l’introduzione trova simmetria nell’episodio della morte del mandarino che conclude l’opera:
l’arco si chiude unendo il frastuono della città ai singulti della morte.2
Questo esempio di organizzazione formale articolata ma sostanzialmente palindromica è tipica della maturità dell’autore e trova riscontro anche in altre opere dello stesso periodo. » Continua a leggere «
3.2 Trama ed analisi della partitura
July 8th, 2010 § 0
La trama del balletto (immutata rispetto a quella della pantomima) è stata adattata dal testo originale di M. Lengyel per attuare una simmetria tra inizio (le tre danze di adescamento) e fine (i tre tentativi di omicidio) dell’opera con baricentro nella danza e inseguimento centrali: nel testo originale i tentativi di omicidio erano quattro. Per permettere di seguire gli eventi scenici più facilmente, nella partitura è stato inserito il testo relativo alle azioni compiute.
Alla musica compete un considerevole compito descrittivo, che si attua anche nella delineazione dei personaggi mediante melodie, armonie o ritmi. Non si può comunque parlare di leitmotiv, perchè
la concettualizzazione simbolica è talmente minuta da investire la singola nota e i rapporti che essa assume con altre note di abito simbolico diverso.1
Per questo soggetto moderno, Bartók fa un’illustrazione sonora più violenta, dalle dissonanze brutali e una ritmica suggerita dai rumori della città, con il fracasso insolito e grossolano dei quartieri malfamati. Si trattava quasi di una sfida per lui a rendere bene una musica capace di tradurre l’abiezione, in ogni caso il lato amorale, di un soggetto la cui scelta può sorprendere.2
L’orchestra è composta da piccolo, 2 flauti, 3 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani, batteria con sei pezzi, xilofono, celesta, arpa, pianoforte, organo, quintetto d’archi e un coro completo. » Continua a leggere «
2.2 Il successo
June 14th, 2010 § 0
Nel 1942 il sovrintendente della Scala Carlo Gatti chiamò Milloss da Roma a Milano (dove già collaborava con il Teatro) per chiedergli:
«Dal Minculpop è arrivato l’ordine di fare una stagione di opere contemporanee. Ha qualche idea?».1
Erano gli anni in cui circolavano le liste degli intellettuali rappresentanti dell’arte degenerata che dovevano essere boicottati nei paesi nazifascisti, ma Milloss non aveva dubbi su cosa proporre, e nessuno fece opposizione.
L’annuncio della rappresentazione a Milano de Il mandarino meraviglioso, il 12 ottobre 1942, suscitò le reazioni dei tedeschi, ma Mussolini quella volta fece di testa sua e autorizzò la rappresentazione del balletto.2
L’entusiasmo era alle stelle:
“[...] per la prima volta avevo potuto applicare le mie idee anche sulla coreografia. In più, questo accadeva per l’opera di un compositore, contemporaneo e mio connazionale, che era proibita nell’Ungheria semi-nazista di allora. E alla Scala!”3 » Continua a leggere «
2.1 L’incontro con Milloss
June 9th, 2010 § 0
I tentativi di portare in scena il Mandarino nella forma originaria, cioè come pantomima, fallirono tutti.
Ma avvenne un fatto che avrebbe risollevato le sorti dell’opera.
Nell’inverno a cavallo fra il 1936 e il 1937 Bartók incontrò a Budapest il coreografo e ballerino Aurelio Milloss1, probabilmente su invito di quest’ultimo:2
la conversazione si incentrò proprio sul Mandarino dalla cui musica Milloss si sentiva profondamente ispirato e attratto poiché desiderava interpretarla sia come danzatore che come realizzatore scenico.3
Milloss fece notare che l’accanimento della censura era da imputarsi alla pretesa immoralità del soggetto, ma che in realtà l’effetto moralmente ambiguo era da attribuirsi in fondo soltanto al sottotitolo che classificava il lavoro come una pantomima.4 » Continua a leggere «




