1.3 Dall’ispirazione alla prima stesura

May 31st, 2010 § 0

La prima ispirazione risale al gennaio del 1917, quando Bartók rimase affascinato dalla lettura del testo di Menyhért (Melchior) Lengyel1, Il mandarino meraviglioso, pubblicato sulla rivista letteraria ungherese Nyugat della quale era abbonato. E’ probabile che fosse stato scritto nel 19122 per il balletto di Diaghilev3 o come base di un libretto per una opera che Ernö Dohnányi4 avrebbe dovuto scrivere5. Nessuna delle due possibilità si concretizzò lasciando a Bartók la possibilità di utilizzare la trama per un suo lavoro.

Dalla tradizione narrativa orientale dell’amante invulnerabile, Lengyel era riuscito a trarre un intreccio di grande modernità, soprattutto per l’ineffabile combinazione fra atmosfera fantastica e sordido realismo.6

Pochi mesi dopo averlo letto, Bartók aveva già composto alcune parti complete.

Nello stesso anno la collaborazione fra Bartók e l’Opera Haus di Colonia portò in scena con successo una pantomima, Il principe di legno, ed un anno dopo, mentre veniva rappresentato Il castello di Barbablù (testo di di Béla Balázs), all’autore furono commissionati dei lavori per il teatro: una pantomima o balletto ed una opera.
Bartók colse l’occasione per elaborare in maniera definitiva e proporre il Mandarino in forma di pantomima.

Il 21 giugno 1918 Bartók incontrò Lengyel per firmare un accordo: i diritti sulla musica sarebbero stati del compositore, mentre i profitti derivanti da una eventuale messa in scena o dalla pubblicazione della partitura accompagnata dal testo sarebbero stati per i due terzi del compositore e per il restante terzo dell’autore del testo. I due, che non si erano mai incontrati in precedenza, divennero collaboratori ed amici.

Nei primi giorni di settembre del 1918 scrisse alla moglie:

“[...] Inoltre sto pensando al Mandarino; se funziona, allora sarà un brano di musica diabolica. All’inizio – come una breve introduzione prima dell’apertura del sipario – ci sarà un rumore spaventoso, un fragore di metallo stridente, clacson urlanti: condurrò il ‘delicato’ ascoltatore dal frastuono delle strade di una città fin dentro un covo di delinquenti.”7

Effettivamente, nella sua forma originale proposta da Lengyel, doveva essere un vero e proprio dramma horror ambientato in una periferia depravata con personaggi agghiaccianti, lotte e molti omicidi: nonostante tutto, in una intervista rilasciata alla rivista Színházi Elet (Vita teatrale), Bartók definì la trama “di rimarchevole bellezza”.

Bartók cominciò a comporre al pianoforte agli inizi di ottobre 1918 e terminò una prima stesura nel maggio dell’anno seguente.
Nel mese di marzo del 1919 Bartók riassunse così la trama della pantomima:8

“In un covo di delinquenti, tre furfanti costringono una ragazza bella e giovane ad adescare dei passanti per poi derubarli dei loro averi. Il primo è un vecchio laido, il secondo un giovane senza soldi, ma il terzo è un sano cinese. Quest’ultimo è un buon colpo, e la ragazza lo intrattiene con una danza, risvegliando il desiderio del mandarino fino a farlo pulsare appassionatamente. La ragazza indietreggia terrorizzata. I delinquenti lo attaccano, lo derubano dei soldi, lo soffocano con delle coperte, lo colpiscono con una lama ma invano: non possono sopraffare il mandarino, gli occhi del quale guardano la ragazza con bramosia e passione. La sensibilità femminile viene in aiuto della ragazza che appaga il desiderio del mandarino, il quale cade a terra senza vita.”

In maggio concluse lo spartito pianistico.
Il 5 luglio fece ascoltare la sua composizione ad un ristretto pubblico riunito nel salotto di casa di István Thomán9: Lengyel, presente al piccolo concerto, potè annotare sul suo diario: «L’altro giorno Béla Bartók ha suonato per noi al pianoforte la musica del Mandarino … bellissima musica, incomparabile talento!»

La storia della strumentazione dell’opera è quanto mai complessa anche perchè l’allucinato espressionismo, che ha le sue radici nella torbida atmosfera del dopoguerra, il simbolismo erotico-sociale nonché la straordinaria vitalità della musica conferirono all’opera un destino poco felice.10

L’orchestrazione subì numerose interruzioni a causa di continui rinvii voluti dalla Opera Haus per la messa in scena. Bartók potè riprendere i lavori solo nell’estate del 1923, durante i quali operò diverse modifiche riducendo di molto alcuni episodi con lo scopo di rendere l’opera indipendente dalla scena, eseguibile in forma di concerto come suite: riteneva infatti, visto i tentennamenti dell’Opera Haus, molto esigui le speranze di vedere il Mandarino rappresentato a teatro11.
Nonostante le modifiche operate, Bartók non fu mai soddisfatto e non ritenne mai l’opera realmente adatta ad un concerto.

La nuova versione orchestrata fu pronta nel novembre del 1924, insieme ad una riduzione per pianoforte a 4 mani.

Nel 1925, a conferma che l’intuizione della possibilità di ridurre l’opera in suite era stata corretta, ebbe l’occasione di avere il Mandarino eseguito negli Stati Uniti d’America in forma di concerto, ma, ancora dubbioso, fece eseguire solo due estratti dalla versione del 1924: la danza della ragazza e l’inseguimento.


  1. Melchior Lengyel è nato in Ungheria nel 1880. Ben presto cominciò a scrivere drammi, ispirandosi soprattutto ad Ibsen e l’immediato successo di critica e di pubblico dei suoi primi tre drammi, scritti tra il 1907 e il 1908, (che qui riportiamo coi titoli inglesi) – The Great Prince, Grateful Posterity e Village Idyll lo portarono sulle scene di tutta l’Ungheria. [...] Migliore fortuna ebbe, invece, il suo soggetto per pantomima Il mandarino miracoloso, pubblicato nel 1917 nella rivista letteraria ungherese – Nyugat (L’Occidente), – che diventò un balletto con la musica di Béla Bartòk. Quest’opera coraggiosa e fortemente innovativa, che rispecchiava la violenza e la crudeltà delle grandi città e la forza magica dell’individuo e della passione amorosa, fu a lungo censurata per la crudezza dei temi ma, col tempo, è diventata un classico del balletto internazionale. [...] La nuova arte del cinema, invece, trovò possibilità di sperimentazione e si sviluppò sia in Europa che in America, ed è al cinema che, necessariamente, Lengyel riuscì a dedicarsi, certe volte con soddisfazione. [...] Così sono stati creati anche i due film più noti: – Ninotchka con Greta Garbo e Melvyn Douglas e To be or not to be (Vogliamo vivere in italiano) con Carole Lombard e Jack Benny, ambedue diretti da Lubitsch.” < http://www.teatromanzoni.it/ >
  2. Secondo altre fonti, “come Lengyel registrò nei suoi diari: «Ho scritto questa storia nel 1916, senza uno scopo preciso, ed è stata pubblicata sul Nyugat nell’edizione del capodanno»” Herbert GLASS, The Miraculous Mandarin, in Los Angeles Philarmonic association, 2004, < http://www.laphil.org/ >
  3. Sergei Diaghilev (1872-1929) – Impresario teatrale e fondatore del Balletto Russo.
  4. Ernö Dohnányi (1877-1960) – Compositore ungherese, ancora studente suscitò l’entusiasmo di Brahms.
  5. “Alcuni mesi dopo la pubblicazione del testo, un quoditiano di Budapest scrisse: «Un compositore europeo di chiara fama, riluttante nel rompere l’anonimato, [lo] sta musicando». Nessuno all’epoca avrebbe definito Bartók un compositore di chiara fama. E’ molto probabile che il compositore anonimo fosse Ernö Dohnányi, la vedova del quale, molti anni dopo i fatti, scrisse: «[Dohnányi] non poteva impegnarsi nel musicarlo. In primo luogo aveva altre due opere da finire. In secondo luogo, ed è il motivo principale, pensava che un tema da grand guignol fosse più adatto allo stile di Bartók.»” Herbert GLASS, op. cit.
  6. A. CASTRONUOVO, Bartók, Sannicandro Garganico (Fg), Gioiosa Editrice, 1995, p. 295.
  7. V. LAMPERT, A csodálatos mandarin, in AA.VV., Bela Bartók 1881-1945 multimedia, 1996.
  8. V. LAMPERT, op. cit.
  9. István Thomán (1862-1940) – “Allievo di Liszt, insegnante di pianoforte presso l’Accademia di Budapest. Nel 1907 il suo allievo Béla Bartók ne prenderà il posto in cattedra.”
  10. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 53.
  11. “[Bartok] rispose [alla Universal]: «E’ davvero un peccato che il Mandarino giaccia sempre nel suo semplice schizzo perchè sarebbe il lavoro più adatto ad essere rappresentato assieme al Barbablù… varie esperienze mi hanno fatto decidere di accorciare la musica della pantomima in modo tale da renderla adatta ad una rappresentazione senza alcuna modificazione allorchè eseguita senza messa in scena».” A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 299.

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