3.3 Forma e struttura

July 10th, 2010 § 0

La struttura è quella della suite, un susseguirsi di unità sceniche autonome legate fra loro dal collante di alcuni motivi tematici e delineante comunque un disegno simmetrico1; l’episodio centrale dell’inseguimento agisce da spartiacque fra i tre quadri iniziali degli adescamenti ed i successivi tre tentativi di omicidio. Allo stesso modo l’introduzione trova simmetria nell’episodio della morte del mandarino che conclude l’opera:

l’arco si chiude unendo il frastuono della città ai singulti della morte.2

Questo esempio di organizzazione formale articolata ma sostanzialmente palindromica è tipica della maturità dell’autore e trova riscontro anche in altre opere dello stesso periodo.

Vale la pena di citare le conclusioni degli studi di Lendvai che con un grande acume critico ha delimitato l’esistenza di una struttura tonale che ha dell’inquietante. Egli riconosce tre aree a soggetto: la successione dei tre flâneurs adescati, la successione delle tre danze (i due valzer e l’inseguimento) e quella dei tre tentativi di omicidio; l’analisi tonale evidenzia che tutt’e tre assecondano l’ordine discendente SOL-DO-FA (dalla luminosità della dominante, attraverso la tonica, al buio della sottodominante) per esprimere la fatale direzione di ogni gruppo tematico di scene. Ma non basta poiché se si ordinano le successioni e il loro valore tonale:

tre aree a soggetto

Si nota che oltre alla correlazione orizzontale delle scene ne esiste una verticale giustificata dalla similitudine del materiale musicale (le terze minori che delineano il mandarino, ad esempio, sono correlate a quelle dei suoi singulti di morte e nell’inseguimento viene elaborato materiale tratto dalla sua entrata in scena). L’ordine armonico descritto informa anche la cornice esterna dell’opera: il preludio infatti è nell’area della dominante SOL ed è chiaro simbolo di movimento (anche se con valenza negativa), mentre la morte del mandarino è nella sottodominante FA; la tonica DO erige alcuni pilastri di sostegno di questa cornice, ad esempio la scena dell’appagamento del desiderio. Si possono anche non accettare le conclusioni di Lendvai ma esse aboliscono il luogo comune che il Mandarino sia opera atonale.3


  1. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 302.
  2. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 302.
  3. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 302.

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