3.4 Significato

July 26th, 2010 § 1

The Miraculous Mandarin - Warren Criswell

Il Mandarino è, fra i tre lavori teatrali di Bartók (Il castello di Barbablù e Il principe di legno sono gli altri due) il più eminente per contenuto artistico ed emozionale e il più sottile nel rappresentare la tragedia del mondo moderno. In tal senso il Mandarino si pone al termine della parabola tracciata dai precedenti lavori teatrali, ne ridiscute l’argomento dell’amore ed introduce il problema con cui l’autore aveva fatto i conti durante la guerra e col quale ancora si sarebbe scontrato negli anni dell’esilio: la città come immagine dell’invadente civiltà moderna in contrapposizione alla campagna come luogo della concreta civiltà contadina.1

Differentemente dai precedenti lavori teatrali, in questa opera i temi non sono avvolti dal mito o dalla favola, ma vengono presentati in tutta la loro cruda realtà sin dalle prime battute. Tempo (XX° secolo) e luogo (periferia di una grande metropoli) vengono specificati con precisione:

l’atmosfera alienante ed ostile della città agisce su vittime incolpevoli facendosi responsabile del vizio, dell’amore denaturato, della morte spirituale, in una prefigurazione del destino di massa i cui germi Bartók percepì già nell’immediato dopoguerra.2


La pantomima esprime un preciso problema dell’Europa contemporanea e rivela un nuovo simbolismo sociale: non sono più Uomo e Donna a fronteggiarsi, ma il conflitto avviene fra Umanità e Disumanità. L’ambientazione simboleggia il mondo moderno, la società decadente che ha distrutto i sentimenti Umani. I teppisti sono il prodotto di questa società che è responsabile per i loro comportamenti.

Il mandarino (che è figura simbolica ed irreale) rappresenta al contrario la sorgente di una vitalità barbara e primitiva. Quando egli appare all’ingresso della stanza, non sono i suoi inusuali vestiti ed i ricchi ornamenti che lo rendono minaccioso a tal punto da spaventare la ragazza, bensì la sua grandezza interiore e la potenza che irradia. L’immobilità del personaggio è carica di una energia propria degli elementi naturali, che avrà sfogo solo durante l’impetuoso inseguimento, in un crescendo di tensione che raggiungerà limiti quasi insopportabili.
E’ simbolo di desiderio, passione, forza vitale, virilità che non è mascolinità, ma la vita che trionfa sulla morte. E’ la meccanica disumanità della città che rende gli impulsi naturali dell’Uomo (in particolare quelli sessuali) perversi e distruttivi.

E’ la personificazione della primordialità, dell’elementare energia vitale il cui impulso non recede finchè non si concretizza. Egli non può morire finchè non si è placata la sua brama: la morte può dunque aversi solo quando i lacci della schiavitù sono sciolti.3

Non oppone nessuna resistenza ai teppisti, sembra ignorarli nel modo più assoluto: il suo sguardo è fisso sulla ragazza, e tradisce tutta la sua solitudine che nell’opera acquisisce il significato di isolamento sociale. Conscio della sua umanità, il mandarino non vuole mescolarsi con la massa.

Questo senso di estraneità gli causa sofferenza, ma gli permette anche di conservare la sua nobiltà d’animo. Le qualità nobili acquistano forza nella solitudine [...] ed hanno il potere di trionfare sulla disumanità.4

Tre volte cercano di assassinarlo, senza successo. Il mandarino non può essere ucciso perchè è la passione a tenerlo in vita.
La passione è l’arma del mandarino per combattere il degrado e l’immoralità della società. La passione unisce uomo e donna, che insieme combattono ed escono vincitori:

l’uomo perchè vede il suo amore appagato, la donna perchè redime l’uomo e di conseguenza anche se stessa.5

In questo contesto, l’eterno contrasto fra Uomo e Donna perde significato, l’antagonismo diventa problema secondario nel momento in cui l’attenzione è focalizzata sul loro nemico comune, il corruttore delle emozioni e della vitalità naturale… la società moderna.6

La giovane prostituta è un personaggio positivo:

è forzata dalle circostanze al meretricio ma comprende l’amore offeso e ne ha compassione: ella è dunque il sentimento oppresso, apparentemente complice del male che serpeggia nel labirinto urbano e che viene incarnato dai tre teppisti.7

Il suo è un legame forte con la società: non possiede grandezza morale, non ha passione, è sottomessa. Ma non ha ancora perso il suo io migliore: la capacità di amare, che riaffiora fugace quando incontra il giovane timido.8 Con questo amore mette per la prima volta in dubbio la tirannia della società, ma potrà essere solo una breve consolazione, non una redenzione completa. Solo la potenza del mandarino potrà salvarla.9

Bartók sembra aver risolto per sé e una volta per tutte il problema della Donna. Nel suo personaggio egli non simboleggia più la donna, ma il sentimento. Per questo la pantomima non proclama l’eterno contrasto tra Uomo e Donna [...] ma l’eterna indipendenza dei sessi e l’alleanza naturale di emozioni e forza vitale.10

Ma il trionfo del mandarino è solo simbolico, in quanto, per innalzare la ragazza al suo stesso livello di esistenza e renderla conscia dell’esistenza del vero amore, deve morire. La ragazza che da sola non è capace di opporsi al male, può solo sperare nell’arrivo di un altro mandarino.11

Questo era il modo in cui Béla Bartók presagiva il destino dell’uomo negli anni tra il 1919 e il 1924.12

Ma nel Mandarino il conflitto non sfocia nella sopraffazione del male, e quello di Bartók resta un urlo di rivolta rabbioso ma impotente.13


  1. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 295.
  2. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 297.
  3. “A parte l’ombra lunga di Nietzsche, è impossibile non scorgere in questa tematica il bagliore di quell’argomento che nel 1929 sarebbe saltato alla ribalta con il Disagio della civiltà di Freud e che ancora riluce nel recente Eros e civiltà di Marcuse.”
    A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 297.
  4. Laboratorio Musica, op. cit., p. 103.
  5. Laboratorio Musica, op. cit., p. 103.
  6. “Tutte le tre opere teatrali di Bartók hanno a che fare con il rapporto fra uomo e donna, proponendo ciascuna un esito diverso, che a sua volta determina la forma musicale. Il Mandarino è tragico, ma ha un esito catartico: nell’amore il desiderio dell’uomo primordiale (cioè naturale) e la purificazione della donna corrotta (cioè civilizzata) si realizzano appieno solo al momento della morte.”
    V. LAMPERT – L. SOMFAI, op. cit., p. 60.
  7. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 297.
  8. “Le figure minori del libertino e dell’adolescente costituiscono ugualmente elementi irrinunciabili della composita allegoria: mediante loro viene descritta la prosaica svalutazione dell’uomo che non ha soldi”
    A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 297.
  9. “Bartók non ha scelto la soluzione wagneriana dell’amore e della morte come superiori all’elemento sociale, ha bensì sottolineato che non può darsi vera morte senza vero amore – e che non c’è vero amore senza un genuino ambiente di vita.”
    A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 297.
  10. Laboratorio Musica, op. cit., p. 103.
  11. Laboratorio Musica, op. cit., p. 103.
  12. Laboratorio Musica, op. cit., p. 103.
  13. A. CASTRONUOVO, op. cit., p. 297.

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