7.1 Note sull’autore Melchior Lengyel

August 9th, 2010 § 0

Melchior Lengyel è nato in Ungheria nel 1880. Figlio di un fattore, crebbe in campagna, nella grande pianura orientale del paese – la Puszta – nelle aziende agricole, spesso molto isolate, in cui il padre era di volta in volta impiegato dai proprietari terrieri. I genitori, pur essendo poveri, riuscirono a mandare ciascuno dei cinque figli maschi a scuola a Miskolc, la cittadina più vicina, dove Melchior si diplomò alla scuola commerciale e ebbe la fortuna di avere un ottimo professore di letteratura. Dopo un tentativo di guadagnarsi da vivere scrivendo poesie e storie, si rassegnò a diventare contabile di una ditta di assicurazioni della città di Kassa, tenendo segrete le sue ambizioni letterarie.

A quei tempi, la vita culturale, nella provincia ungherese, ruotava intorno ai tanti piccoli teatri: ogni cittadina aveva la sua compagnia stabile che recitava lungo  tutta la stagione e senza pausa, alternando tragedie classiche a commedie leggere, opere a operette. Le novità di Budapest – la seconda capitale dell’impero asburgico – giungevano rapidamente in provincia e attori e attrici famosi spesso si esibivano anche fuori della capitale. Così Melchior potè formare una solida cultura teatrale tanto che diventò il critico  per uno dei giornali di Kassa, utilizzando uno pseudonimo poiché questa attività era severamente vietata nell’ufficio dove lavorava.

Ben presto cominciò a scrivere drammi anche lui, ispirandosi soprattutto ad Ibsen e l’immediato successo di critica e di pubblico dei suoi primi tre drammi, scritti tra il 1907 e il 1908, (che qui riportiamo coi titoli inglesi) – “The Great Prince“, “Grateful Posterity” e “Village Idyll” lo portarono sulle scene di tutta l’Ungheria. La quarta opera, “Typhoon“, del 1909, ebbe grande successo anche a Vienna, Berlino, Parigi e Londra, nonché in Giappone e andò in scena al Teatro Argentina di Torino nel 1911.

Poco dopo, egli cominciò a scrivere commedie che offrirono ruoli importanti alle grandi attrici del tempo, sia in Ungheria che all’estero. La prima di queste, “La Czarina” (del 1913), dopo lunghi anni in teatro, fu adattata in tre successivi film rispettivamente nel 1924, nel 1934 e nel 1945. Le commedie “La Ballerina” (1915), “La Signorina Charlotte” (1918) e “Antonia” (1924) ebbero altrettanto successo sulle scene ma non videro versioni cinematografiche.

Durante la prima guerra mondiale, Lengyel fu il corrispondente in Svizzera di un quotidiano ungherese. Lì scrisse il suo dramma pacifista, “L’Eroe“, il quale, naturalmente, non fu presentato allora e, purtroppo, neppure dopo.

Migliore fortuna ebbe, invece, il suo soggetto per pantomima “Il Mandarino Miracoloso“, pubblicato nel 1917 nella rivista letteraria ungherese – “Nyugat” (L’Occidente), – che diventò un balletto con la musica di Béla Bartòk. Quest’opera coraggiosa e fortemente innovativa, che rispecchiava la violenza e la crudeltà delle grandi città e la forza magica dell’individuo e della passione amorosa, fu a lungo censurata per la crudezza dei temi ma, col tempo, è diventata un classico del balletto internazionale.

Tornato a Budapest prima della fine della guerra, egli appoggiò il governo democratico di Mihàly Kàroly, prendendo parte attiva nell’organizzazione dell’Associazione degli Scrittori. In questo periodo scrisse “Il Regno di Sancho Panza“, subito presentato al Teatro Nazionale di Budapest e, in seguito, in altri paesi, inclusi gli Stati Uniti. Più tardi ebbe anche una versione musicale.

Nel 1919 il governo democratico di Budapest fu rovesciato e si instaurò la Repubblica dei consigli comunisti, dalla quale egli rimase totalmente distante. Il regime comunista finì con l’avvento dell’Ammiraglio Horthy che, con il suo regime di “terrore bianco”, portò al potere l’estrema destra ungherese. Lengyel decise di partire per Berlino con la moglie, Lidia e il figlio piccolo Thomas.

In Germania, nonostante le grandi difficoltà politiche ed economiche, il teatro stava rinascendo e la produzione cinematografica muta tedesca visse la sua grande stagione. Ad allora risalgono le amicizie di Lengyel con Ernst Lubitsch ed altri registi ed attori, che poi si rinnovarono a Hollywood durante gli anni trenta.

Melchior e Lidia fecero due visite negli Stati Uniti all’inizio degli anni venti. Gli inviti furono per le prime di due delle sue commedie a New York. I soggiorni si prolungarono perché la coppia rimase affascinata dall’America, soprattutto dal mondo teatrale di New York dove, Lengyel esclamò, “tutto sembra ricominciare daccapo!”.

Tornato a Budapest, nel 1923, Lengyel trovò le cose molto cambiate. Anche nella vita teatrale i drammi più impegnati avevano vita dura ed erano stati soppiantati da opere più leggere. Così, per ragioni economiche, ma anche perché si divertiva, Lengyel scrisse commedie apparentemente leggere, spesso provocatorie, e certe volte paradossali ma che coglievano elementi più profondi del contesto sociale e dei rapporti umani. Oltre ai lavori teatrali, Melchior Lengyel ha fatto parte di una generazione di scrittori, critici e saggisti i quali rappresentarono una rinascita profonda e vitale della cultura ungherese. Purtroppo, questo periodo non durò a lungo perché le tempeste politiche che sconvolsero l’Europa centrale bloccarono la libertà di espressione in molte sfere dell’arte e del pensiero. La nuova arte del cinema, invece, trovò possibilità di sperimentazione e si sviluppò sia in Europa che in America, ed è al cinema che, necessariamente, Lengyel riuscì a dedicarsi, certe volte con soddisfazione. Una parte dei film ai quali Malchior Lengyel collaborò, sia all’inizio – al tempo del cinema muto in Ungheria e in Germania – sia dopo, a Londra e a Hollywood, furono adattamenti dei suoi lavori teatrali, per esempio: “Trouble in Paradise” diretto da Ernst Lubitsch, con Paola Negri; “Catherine the Great” diretto da Alexander Korda; “Royal Scandal” diretto da Otto Preminger, tutti e tre versioni di “La Czarina“. Nello stesso modo, “Angel“, diretto da Lubitsch, con Marlene Dietrich, Melvyn Douglas e Herbert Marshall, era basato su una sua commedia teatrale dallo stesso nome. Altri film, invece, nascevano dalle sue storie e scenario originali, rifinite, poi, dai registi e “screenwriters” americani perché egli non scriveva inglese.

Così sono stati creati anche i due film più noti: – “Ninotchka” con Greta Garbo e Melvyn Douglas e “To be or not to be” (“Vogliamo vivere” in italiano) con Carole Lombard e Jack Benny, ambedue diretti da Lubitsch.
Dopo vari anni e diversi lavori ad Hollywood, Lengyel si stabilì a New York, e poi in Europa e, da allora in poi, si dedicò esclusivamente a scrivere per il teatro. Gli ultimi suoi lavori teatrali furono, tra gli altri, “Kean“, “Nathan il Saggio” (da Lessing) e “Le Figlie di Laban“. Nel 1950, a Parigi, scrisse la versione teatrale di “Ninotchka“, con l’adattamento in francese di Marc Gilbert Sauvajon, che continua ad avere successo in molti paesi.

Alla fine della sua vita, a 94 anni, Melchior Lengyel è tornato a Budapest. Aveva molta nostalgia della lingua e delle conversazioni con i vecchi amici. Purtroppo ne erano rimasti pochi, ma, ogni tanto, diceva, contento, “questa è la mia lingua!”. In una intervista fatta anni prima da un critico teatrale americano, egli aveva detto con rammarico “Non sono un linguista, non ho potuto mai entrare dentro un’altra lingua e la mia è poco conosciuta. Ma pensa” – aveva esclamato, illuminandosi – “scrivendo in una lingua così oscura quello che avevo da dire è stato sentito in tutto il mondo”.

[www.teatromanzoni.it]

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