2.2 Il successo
June 14th, 2010 § 0
Nel 1942 il sovrintendente della Scala Carlo Gatti chiamò Milloss da Roma a Milano (dove già collaborava con il Teatro) per chiedergli:
«Dal Minculpop è arrivato l’ordine di fare una stagione di opere contemporanee. Ha qualche idea?».1
Erano gli anni in cui circolavano le liste degli intellettuali rappresentanti dell’arte degenerata che dovevano essere boicottati nei paesi nazifascisti, ma Milloss non aveva dubbi su cosa proporre, e nessuno fece opposizione.
L’annuncio della rappresentazione a Milano de Il mandarino meraviglioso, il 12 ottobre 1942, suscitò le reazioni dei tedeschi, ma Mussolini quella volta fece di testa sua e autorizzò la rappresentazione del balletto.2
L’entusiasmo era alle stelle:
“[...] per la prima volta avevo potuto applicare le mie idee anche sulla coreografia. In più, questo accadeva per l’opera di un compositore, contemporaneo e mio connazionale, che era proibita nell’Ungheria semi-nazista di allora. E alla Scala!”3 » Continua a leggere «
2.1 L’incontro con Milloss
June 9th, 2010 § 0
I tentativi di portare in scena il Mandarino nella forma originaria, cioè come pantomima, fallirono tutti.
Ma avvenne un fatto che avrebbe risollevato le sorti dell’opera.
Nell’inverno a cavallo fra il 1936 e il 1937 Bartók incontrò a Budapest il coreografo e ballerino Aurelio Milloss1, probabilmente su invito di quest’ultimo:2
la conversazione si incentrò proprio sul Mandarino dalla cui musica Milloss si sentiva profondamente ispirato e attratto poiché desiderava interpretarla sia come danzatore che come realizzatore scenico.3
Milloss fece notare che l’accanimento della censura era da imputarsi alla pretesa immoralità del soggetto, ma che in realtà l’effetto moralmente ambiguo era da attribuirsi in fondo soltanto al sottotitolo che classificava il lavoro come una pantomima.4 » Continua a leggere «
1.4 La “prima”
June 9th, 2010 § 0
La prima mondiale de Il mandarino meraviglioso in forma di pantomima (interpreti Wilma Aug e Ernst Zeiller) fu data il 27 novembre 1926 all’Opera di Colonia grazie all’intervento del direttore musicale, l’ungherese Jenö Szenkár, che conosceva Bartók e ne sosteneva l’operato. La regia di Hans Strohbach intese conservare pienamente il valore di pantomima accantonando ogni tentazione coreografica, senza però lesinare sulle inclinazioni espressioniste.
L’accoglienza della stampa fu quanto meno sarcastica, e già durante l’allestimento la piccola borghesia cattolica (forse spaventata dal letto al centro della scena) si oppose alla rappresentazione, creando una situazione al limite dello scandalo.
Limite che venne peraltro superato durante l’esecuzione (buona parte del pubblico se ne andò prima della fine), ed in seguito, quando il clamore raggiunse un livello tale che la pantomima venne completamente rimossa dal programma, per evitare situazioni se possibile ancor più spiacevoli, su ordine diretto del primo cittadino della città, il sindaco Konrad Adenauer1. » Continua a leggere «








