Foto d’estate

June 23rd, 2010 § 0

2.2 Il successo

June 14th, 2010 § 0

Nel 1942 il sovrintendente della Scala Carlo Gatti chiamò Milloss da Roma a Milano (dove già collaborava con il Teatro) per chiedergli: Visto nulla osta«Dal Minculpop è arrivato l’ordine di fare una stagione di opere contemporanee. Ha qualche idea?».1
Erano gli anni in cui circolavano le liste degli intellettuali rappresentanti dell’arte degenerata che dovevano essere boicottati nei paesi nazifascisti, ma Milloss non aveva dubbi su cosa proporre, e nessuno fece opposizione.

L’annuncio della rappresentazione a Milano de Il mandarino meraviglioso, il 12 ottobre 1942, suscitò le reazioni dei tedeschi, ma Mussolini quella volta fece di testa sua e autorizzò la rappresentazione del balletto.2

L’entusiasmo era alle stelle:

“[...] per la prima volta avevo potuto applicare le mie idee anche sulla coreografia. In più, questo accadeva per l’opera di un compositore, contemporaneo e mio connazionale, che era proibita nell’Ungheria semi-nazista di allora. E alla Scala!”3 » Continua a leggere «

2.1 L’incontro con Milloss

June 9th, 2010 § 0

I tentativi di portare in scena il Mandarino nella forma originaria, cioè come pantomima, fallirono tutti.

Ma avvenne un fatto che avrebbe risollevato le sorti dell’opera.
Nell’inverno a cavallo fra il 1936 e il 1937 Bartók incontrò a Budapest il coreografo e ballerino Aurelio Milloss1, probabilmente su invito di quest’ultimo:2

la conversazione si incentrò proprio sul Mandarino dalla cui musica Milloss si sentiva profondamente ispirato e attratto poiché desiderava interpretarla sia come danzatore che come realizzatore scenico.3

Milloss fece notare che l’accanimento della censura era da imputarsi alla pretesa immoralità del soggetto, ma che in realtà l’effetto moralmente ambiguo era da attribuirsi in fondo soltanto al sottotitolo che classificava il lavoro come una pantomima.4 » Continua a leggere «

1.4 La “prima”

June 9th, 2010 § 0

La prima mondiale de Il mandarino meraviglioso in forma di pantomima (interpreti Wilma Aug e Ernst Zeiller) fu data il 27 novembre 1926 all’Opera di Colonia grazie all’intervento del direttore musicale, l’ungherese Jenö Szenkár, che conosceva Bartók e ne sosteneva l’operato. La regia di Hans Strohbach intese conservare pienamente il valore di pantomima accantonando ogni tentazione coreografica, senza però lesinare sulle inclinazioni espressioniste.

L’accoglienza della stampa fu quanto meno sarcastica, e già durante l’allestimento la piccola borghesia cattolica (forse spaventata dal letto al centro della scena) si oppose alla rappresentazione, creando una situazione al limite dello scandalo.
Limite che venne peraltro superato durante l’esecuzione (buona parte del pubblico se ne andò prima della fine), ed in seguito, quando il clamore raggiunse un livello tale che la pantomima venne completamente rimossa dal programma, per evitare situazioni se possibile ancor più spiacevoli, su ordine diretto del primo cittadino della città, il sindaco Konrad Adenauer1. » Continua a leggere «

Matteo prime parole

June 7th, 2010 § 0

1.3 Dall’ispirazione alla prima stesura

May 31st, 2010 § 0

La prima ispirazione risale al gennaio del 1917, quando Bartók rimase affascinato dalla lettura del testo di Menyhért (Melchior) Lengyel1, Il mandarino meraviglioso, pubblicato sulla rivista letteraria ungherese Nyugat della quale era abbonato. E’ probabile che fosse stato scritto nel 19122 per il balletto di Diaghilev3 o come base di un libretto per una opera che Ernö Dohnányi4 avrebbe dovuto scrivere5. Nessuna delle due possibilità si concretizzò lasciando a Bartók la possibilità di utilizzare la trama per un suo lavoro.

Dalla tradizione narrativa orientale dell’amante invulnerabile, Lengyel era riuscito a trarre un intreccio di grande modernità, soprattutto per l’ineffabile combinazione fra atmosfera fantastica e sordido realismo.6

Pochi mesi dopo averlo letto, Bartók aveva già composto alcune parti complete. » Continua a leggere «

1.2 Breve biografia

May 24th, 2010 § 0

Béla Viktor János Bartók nacque a Nagyszentmiklós (oggi Sânnicolau Mare), in Transilvania, nel 1881. Venne sin da piccolo educato alla musica, dapprima dalla madre che gli insegnò i rudimenti del pianoforte, in seguito, a soli dodici anni, dal M° L. Erkel che lo iniziò alla composizione: terminerà gli studi all’Accademia musicale di Budapest nel 1903.
Insieme all’intensa attività di pianista, cominciò a coltivare un interesse appassionato per la musica ed il canto popolare ungherese, interesse che si trasformò in studio profondo di ogni manifestazione della musica etnica e del folclore: è facile immaginare quanto questi studi musicologici avrebbero influenzato tutta la sua attività di compositore.

Come la musica contadina, da lui rivelata, appare non subordinata all’istituzione colta, così la sua musica sembra spesso esprimere una realtà quasi ‘vegetale’, autonoma e autosufficiente, staccata dal soggetto.1

Forse nessun musicista a lui contemporaneo ha saputo esser fedele con tale coerenza a istanze, anche etiche e sociali, apparentemente diverse: al senso autentico e profondo di un radicale rinnovamento delle forme, all’amore per le tradizioni del mondo popolare e contadino. Giacchè dall’elemento popolare egli parte per una profonda esplorazione della condizione umana contemporanea.2

Béla Bartók

Nel 1940 lascerà l’Europa per trasferirsi negli Stati Uniti ove morirà nel 1945 in miseria e solitudine.

Una sua opera in particolare avrebbe meritato di apparire alla Entartete Musik, per il tema trattato ma soprattutto per il linguaggio musicale utilizzato: il primo, crudo ed esplicito (prevede alcuni omicidi ed una rappresentazione dell’atto sessuale), scosse e disturbò il ‘delicato’ pubblico che non riuscì però a cogliere il messaggio più profondo, severo e accusatorio espresso dal linguaggio musicale; l’opera si intitola A csodálatos mandarin.


  1. “Béla Bartók” in La nuova enciclopedia della musica, Milano, Garzanti Editore, 1983.
  2. “Béla Bartók” cit.

1.1 Premessa

May 24th, 2010 § 0

Entartete Musik

Il 24 maggio del 1938, a Düsseldorf, in occasione del primo Reichmusiktage (in programma dal 22 al 29) venne organizzata la prima Ausstellung Entartete Musik. Un anno prima, ad accompagnare la Großen Deutsche Kunstausstellung, era stata organizzata la prima Entartete Kunst.
La Großen Deutsche Kunstausstellung e il Reichmusiktage erano rassegne di arte germanica (quella ‘ufficiale’ del regime) organizzate da Joseph Göbbels, Ministro della Propaganda del III Reich (la prima inaugurata dal Fürer Adolf Hitler in persona): si proponevano di celebrare la nuova arte della ‘razza superiore’.
Le due esposizioni collaterali ‘minori’ (Entartete Kunst e Entartete Musik) volevano ribadire il concetto di una arte germanica superiore mostrando (al contrario delle esposizioni principali) tutti quei generi artistici non ammessi dal regime e definiti degenerati: le opere d’arte esposte erano accompagnate da commenti dispregiativi e nel catalogo illustrato che accompagnava le mostre erano raggruppate sotto temi vari quali “Manifestazioni dell’arte razzista giudaica”, “La donna tedesca messa in ridicolo” o “La natura vista da menti malate”. » Continua a leggere «

Il secondo per loro

May 21st, 2010 § 0

Matteo e Fran

Il primo post è per lui

May 9th, 2010 § 0