7.1 Note sull’autore Melchior Lengyel

August 9th, 2010 § 0

Melchior Lengyel è nato in Ungheria nel 1880. Figlio di un fattore, crebbe in campagna, nella grande pianura orientale del paese – la Puszta – nelle aziende agricole, spesso molto isolate, in cui il padre era di volta in volta impiegato dai proprietari terrieri. I genitori, pur essendo poveri, riuscirono a mandare ciascuno dei cinque figli maschi a scuola a Miskolc, la cittadina più vicina, dove Melchior si diplomò alla scuola commerciale e ebbe la fortuna di avere un ottimo professore di letteratura. Dopo un tentativo di guadagnarsi da vivere scrivendo poesie e storie, si rassegnò a diventare contabile di una ditta di assicurazioni della città di Kassa, tenendo segrete le sue ambizioni letterarie.
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1.3 Dall’ispirazione alla prima stesura

May 31st, 2010 § 0

La prima ispirazione risale al gennaio del 1917, quando Bartók rimase affascinato dalla lettura del testo di Menyhért (Melchior) Lengyel1, Il mandarino meraviglioso, pubblicato sulla rivista letteraria ungherese Nyugat della quale era abbonato. E’ probabile che fosse stato scritto nel 19122 per il balletto di Diaghilev3 o come base di un libretto per una opera che Ernö Dohnányi4 avrebbe dovuto scrivere5. Nessuna delle due possibilità si concretizzò lasciando a Bartók la possibilità di utilizzare la trama per un suo lavoro.

Dalla tradizione narrativa orientale dell’amante invulnerabile, Lengyel era riuscito a trarre un intreccio di grande modernità, soprattutto per l’ineffabile combinazione fra atmosfera fantastica e sordido realismo.6

Pochi mesi dopo averlo letto, Bartók aveva già composto alcune parti complete. » Continua a leggere «

1.2 Breve biografia

May 24th, 2010 § 0

Béla Viktor János Bartók nacque a Nagyszentmiklós (oggi Sânnicolau Mare), in Transilvania, nel 1881. Venne sin da piccolo educato alla musica, dapprima dalla madre che gli insegnò i rudimenti del pianoforte, in seguito, a soli dodici anni, dal M° L. Erkel che lo iniziò alla composizione: terminerà gli studi all’Accademia musicale di Budapest nel 1903.
Insieme all’intensa attività di pianista, cominciò a coltivare un interesse appassionato per la musica ed il canto popolare ungherese, interesse che si trasformò in studio profondo di ogni manifestazione della musica etnica e del folclore: è facile immaginare quanto questi studi musicologici avrebbero influenzato tutta la sua attività di compositore.

Come la musica contadina, da lui rivelata, appare non subordinata all’istituzione colta, così la sua musica sembra spesso esprimere una realtà quasi ‘vegetale’, autonoma e autosufficiente, staccata dal soggetto.1

Forse nessun musicista a lui contemporaneo ha saputo esser fedele con tale coerenza a istanze, anche etiche e sociali, apparentemente diverse: al senso autentico e profondo di un radicale rinnovamento delle forme, all’amore per le tradizioni del mondo popolare e contadino. Giacchè dall’elemento popolare egli parte per una profonda esplorazione della condizione umana contemporanea.2

Béla Bartók

Nel 1940 lascerà l’Europa per trasferirsi negli Stati Uniti ove morirà nel 1945 in miseria e solitudine.

Una sua opera in particolare avrebbe meritato di apparire alla Entartete Musik, per il tema trattato ma soprattutto per il linguaggio musicale utilizzato: il primo, crudo ed esplicito (prevede alcuni omicidi ed una rappresentazione dell’atto sessuale), scosse e disturbò il ‘delicato’ pubblico che non riuscì però a cogliere il messaggio più profondo, severo e accusatorio espresso dal linguaggio musicale; l’opera si intitola A csodálatos mandarin.


  1. “Béla Bartók” in La nuova enciclopedia della musica, Milano, Garzanti Editore, 1983.
  2. “Béla Bartók” cit.

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